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Racconti (e altro) di Silvia

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martedì, 17 novembre 2009

LETTERA APERTA AI MIEI STUDENTI

 

 

 

Legnano, 17 novembre 2009

 

Cari ragazzi,

 

la terza media è per me sempre il momento  più problematico, e anche quest’anno non fa eccezione.

Quando arrivate in prima siete bambini pieni di entusiasmo, occhi che si spalancano sulle novità della scuola media, dopo i cinque lunghissimi anni delle scuole elementari: ci sono tanti insegnanti, non siete più infagottati in quei goffi grembiuli, si stringono nuove amicizie, ci sono materie mai studiate prima…

Alcuni di voi faticano un po’ a leggere, parecchi hanno problemi con l’ortografia, il vostro lessico è ancora un po’ limitato, ma i vostri sguardi sono rivolti verso di me, limpidi e pieni di attesa, e a me il lavoro non spaventa: la voglia di ricominciare, di costruire, di accompagnarvi nel cammino di tre anni , in quel momento è al massimo.

Sono una persona che ha bisogno di progetti, per dare senso e valore alla propria vita, e una classe di venti – venticinque bambini da portare alle soglie dell’adolescenza e della scuola superiore è un progetto di quelli importanti!

Le pagine del registro sembrano sfogliarsi lentamente, certe mattine non passano mai, eppure basta un attimo ed è già arrivato giugno.

Siete già in seconda. Avete guadagnato tutti qualche centimetro, e i vostri sguardi sono più annoiati, si rivolgono alla finestra, alla porta, alla prima mosca che vola, avete meno attese e più lamentele, a volte mi sembra che non sappiate far altro che lamentarvi.

Voi, probabilmente, pensate lo stesso di me.

C’è ancora tanto lavoro da fare, di obiettivi ne ho raggiunti pochi, ma mi cullo nell’illusione che il tempo sia ancora molto. Rivaluto le mie strategie, le correggo, abbasso i miei obiettivi.

Ormai siete i “miei” ragazzi e l’affetto che cresce sopperisce all’entusiasmo che a poco a poco viene meno.

Mi sforzo, ogni giorno, di mettermi nei vostri panni, di accogliere e comprendere la vostra fatica di crescere, di ascoltare –fino al limite della correttezza – le vostre lamentele sui miei colleghi troppo severi o che vi assegnano troppi compiti.

Siamo nel giardino, quando suona l’ultima campanella dell’ultimo giorno di scuola. Vorrei salutarvi, ma voi ragazzi siete a giocare là nel campo, affannati e sudati come se la partita che tanto vi appassiona fosse la finale dei mondiali, mentre voi ragazze siete sparpagliate a grappoli  di magliette colorate che spiccano nel verde del prato, tutte strette nelle vostre segrete confidenze, nei risolini che nascondono imbarazzo, nella gioia delle vacanze che finalmente sono arrivate .

Me ne vado alla chetichella, dopo aver salutato solo i colleghi. Penso che probabilmente non ve accorgerete nemmeno.

Già, la pizza di fine anno non si usa più, o meglio, si usa ancora, ma ormai quasi tutte le classi ci vanno senza gli insegnanti…

Comunque, adesso ci risiamo: terza media.

Sembrate ancora in preda alla difficoltà di adattarvi a un corpo che cambia, di comprendere questa vostra irrequietezza, che non sapete definire, ma che in alcune giornate sembra capovolgere il vostro mondo e vi lascia disorientati, alla ricerca dei vostri nuovi punti cardinali.

Oscillate tra una sicurezza ostentata e un senso di confusione e smarrimento che però dovete nascondere ad ogni costo. Così, gli sguardi spalancati che avevate in prima si sono caricati a volte di scetticismo, a volte di ironia, per non dire di scherno, a volte di un trucco decisamente troppo pesante.

Avete acquistato una disinvoltura sciolta che lascia allibiti i nuovi primini, soprattutto voi ragazze sembrate a vostro agio nei nuovi vestiti alla moda, che avete costretto la mamma a comperarvi con chissà quali promesse e capricci; durante l’intervallo passeggiate lungo i corridoi della scuola alla ricerca di sguardi di approvazione… quell’intervallo che ogni anno diventa più lungo, perché al suono della campanella non  rientrate  più…

Voi ragazzi al confronto sembrate più bambini, quasi vi vergognate a tirar fuori dalle tasche le figurine dei calciatori, allora vi fate forti  a sbeffeggiare gli altri, a nascondere le vostre debolezze dietro quelle altrui.

Alle volte , invece, avete l’illusione che il futuro sia come l’immensa vetrina di un supermarket, dove basta scegliere ciò che si vuole e metterlo nel carrello. In quei momenti vi sembra di poter toccare il cielo con un dito e che anzi, il cielo l’avreste già raggiunto se non ci fossero i genitori a casa e i prof a scuola che ve lo impediscono, che vi trattengono zavorrati a terra, arcobaleni di luce e colore rinchiusi in una scatola grigia…

E’ così, o sono io che attribuisco a voi dei sentimenti che erano i miei, di quando avevo la vostra età?

A volte mi chiedo se davvero riesco a capirvi, o se quello che credo di comprendere in realtà lo sto solo immaginando, se quella che ho descritto in realtà non sia la MIA adolescenza, quella della mia generazione, e non la vostra…

Ma non parlo solo della mia adolescenza. Sapeste quante volte, invece, ancora ADESSO  mi sento zavorrata, incatenata, rinchiusa in un ruolo che mi sono rassegnata a fatica ad accettare! “Andate a posto, prendete il diario, pagina 57, esercizi 11 e 12, hai portato la giustificazione”… sono questo, ai vostri occhi, vero? Sono la scatola grigia. Mia e vostra.

Sono anni che cerco di aprirla, di forzarla, di spaccarla in mille pezzi, questa scatola grigia, di far uscire i nostri arcobaleni, in modo che si possano incontrare…

In prima credevo di esserci riuscita. Oggi siete molto più lontani.

Una settimana fa vi ho fatto allestire una bacheca, una specie di “facebook” della nostra classe, dove avreste potuto incollare tutto ciò che volevate “condividere” con i compagni (e con me) e dove domani appenderò anche questa lettera.

Sono così caparbia e così ingenua che mi aspetto persino delle risposte, anche se finora la bacheca è rimasta ostinatamente  vuota, in una maniera per me penosamente imbarazzante…

Non credo ci sia altro da aggiungere, adesso tocca a voi.

 

A domani,

da una “vecchia ragazza” che vuole fare la prof a modo suo

 

 

 

 

Arcobaleno


postato da: SilviaZanetto alle ore 10:51 | link | commenti (10)
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lunedì, 16 novembre 2009

Ginny sul piumone...

In una giornata come questa, umidiccia e caliginosa, in un grigio lunedì di novembre in cui affrontare il lavoro, il traffico, i ragazzi in classe, gli scocciatori al citofono e al telefono appare come un'impresa insormontabile.... Be', in una giornataccia come questa c'è chi sa godere di un tonificante sonnellino sul piumone, delle grattatine dietro l'orecchio, di una pallina di domopak e della mia compagnia, e sentirsi la creatura più fortunata del mondo...

Ginny sul piumone

Io, nel frattempo, vado a scuola: mi scoraggio e m'incaponisco, mi illudo e disilludo, trascuro la scrittura e il blog, trascorro giornate  faticose quanto inconcludenti, a volte con la sensazione di girare in cerchio, bendata, trascinando pesi...


postato da: SilviaZanetto alle ore 14:19 | link | commenti (5)
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lunedì, 02 novembre 2009

MORTA ALDA MERINI, LA POETESSA DALLA DOPPIA ANIMA -  NOTIZIE DEL GIORNO: GLI APPROFONDIMENTI DI ANSA - NOTIZIE - MSN ITALIA

MORTA ALDA MERINI, LA POETESSA DALLA DOPPIA ANIMA -  NOTIZIE DEL GIORNO: GLI APPROFONDIMENTI DI ANSA - NOTIZIE - MSN ITALIA Aveva 78 anni, e' deceduta all'ospedale San Paolo di Milano - Aveva 78 anni, e' deceduta all'ospedale San Paolo di Milano Leggi ancora...

postato da: SilviaZanetto alle ore 10:58 | link | commenti (7)
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martedì, 13 ottobre 2009

Luigi Cristiano, l'amico impareggiabile...

Venerdì sera al "People" di Busto Arsizio

via privata Concordia (ex bowling)

il recital di Luigi Cristiano,

incorreggibile e impareggiabile come sempre...

Una serata da  non perdere!

Dieci anni d


postato da: SilviaZanetto alle ore 20:14 | link | commenti (7)
categorie: racconti, ricordi, amicizia, scrittura, festa, luna, recital
giovedì, 08 ottobre 2009

DIECI COSE VERE SU DI ME

Da bambini facevate il gioco “obbligo o verità”?

Questo gioco lo ricorda un po’.

Nessun obbligo, solo si tratta di confessare dieci cose vere su di sé.

Quelle che vogliamo.

Ricevo il testimone da Argeta Brozi.

Passo la palla a:

 

Anna 58

Lucy 57

Yzma

Anneche

Fagnimat

Aromaessenziale

Lateresa

Dora Forino

Pachucha

Beba

 

 

 

  1. In questo periodo non riesco a scrivere e la cosa mi preoccupa un po’.
  2. Ho avuto la varicella a trentadue anni, e come se non bastasse ho contagiato mia sorella che stava per sposasi e l’ha avuta in viaggio di nozze.
  3. La prima volta che ho dato una nota a un ragazzino di prima media, durante una supplenza, sono stata male perché lui aveva due grandi occhioni blu e si è messo a piangere come un disperato
  4. A volte mi compro i jeans al mercato alle bancarelle dei “cinesi”.
  5. Non ho mai provato a fumare una sigaretta (meno che mai qualcos’altro) in vita mia e non ho mai sentito il desiderio di provare.
  6. Anche se mi sono laureata con 110 (senza lode), una volta sono stata bocciata all’esame di latino.
  7. Sono alquanto scocciata perché con la riforma Gelmini mi hanno diminuito l’orario di lavoro e lo stipendio.
  8. Le uniche persone che invidio sono quelle che non soffrono d’insonnia.
  9. Una volta alle Seychelles ho “volato” sulle liane.
  10. Sono piuttosto brava a cucinare, ma a volte mi dimentico una pentola sul fuoco.

 Stagioni 22 gennaio 103


postato da: SilviaZanetto alle ore 12:17 | link | commenti (16)
categorie: gioco, sincerità
martedì, 29 settembre 2009

"Ispirazione" e "Privacy"

Sono sempre refrattaria all’utilizzo della parola “ispirazione”: mi fa pensare a  qualcosa di sovrumano, esterno all’autore, alla Musa che invocavano gli antichi, “Cantami o Diva” e via dicendo…

Preferisco usare, più semplicemente, la parola “idea”.

Ma, comunque la si voglia chiamare, l’idea-ispirazione per me nasce sempre dall’esperienza, e non necessariamente la mia: un incontro, un fatto di cronaca, un “pettegolezzo”… ed ecco che si accende la lampadina: un’idea per un racconto!

Ma qui nascono i problemi:

Che cosa fare quando questa storia che mi prende, mi coinvolge, che faccio mia al punto da sentirla riecheggiare dentro di me come in una cassa di risonanza, è una vicenda privata e personale, che riguarda una persona che conosco, un’amica, o addirittura qualcuno della famiglia?

Michael Cunningham, nel suo romanzo “Le ore”, da cui è stato tratto l’omonimo film, a questo proposito fa dire a un personaggio: “Ma non glie l’ha detto nessuno che non basta cambiare i nomi?”

Infatti non basta.

Allora faccio di tutto per rendere irriconoscibile la persona  e il fatto reale che mi hanno ispirato il racconto, cercando di mantenere intatto il vissuto emozionale, che è quello che veramente mi interessa, le riflessioni e le problematiche che la vicenda mi ispira… a volte le vicende che s’intrecciano e si sovrappongono sono più di una  (e quindi più di una le amicizie “a rischio”), condite con una dose variabile di fantasia  e animate dalla  mia esperienza personale, che mi permette di “entrare” nel personaggio e farlo vivere…

Spesso questo è bastato a far sì che le persone in questione non si riconoscessero, o ritrovassero nel mio testo solo una vaga eco della confidenza che avevano inopinatamente riposto in me.

A volte invece c’è stata una vera e propria confessione, da parte mia, e la richiesta esplicita del permesso di raccontare una storia - parlo di quei rarissimi casi in cui ho raccontato una vicenda vissuta da qualcuno senza cambiare o inventare nulla, nemmeno i nomi – o parte di una storia.

Eppure qualche scivolone c’è stato.

L’amica ritrovata su facebook dopo dieci anni, con cui avevo perso ogni contatto, l’ex amica che mi ha fatto soffrire quando mi ha catapultato fuori dalla sua vita, l’amica dell’amica che non avrei immaginato dovesse mai leggere i miei scritti… persone- personaggi che un giorno scoprono per caso questa loro doppia identità e non gradiscono.

Anche se io, i nomi, li avevo cambiati.

 

E a volte questo timore diventa anche un freno alla scrittura.

Impedisce di scrivere “quella” storia, la mette in standby, la spegne, la destina all’oblio, accatastata tra i mille racconti non scritti, tra le buone intenzioni di cui è lastricato il pavimento dell’inferno, tra le occasioni mancate o forse tra gli errori non commessi, tra quel che poteva essere e che, solo per un leggero divergere della sorte, non è stato…

 


postato da: SilviaZanetto alle ore 18:46 | link | commenti (12)
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venerdì, 18 settembre 2009

Intervista

Cari amici, vi invito a fare un giretto nell' interessantissimo blog di Argeta Brozi
http://sussurridalcuore.splinder.com/
che in questi giorni ospita, tra l'altro, un'intervista alla sottoscritta...

postato da: SilviaZanetto alle ore 16:25 | link | commenti (11)
categorie: riflessioni, libri, racconti, intervista, scrittura
venerdì, 11 settembre 2009

IMMAGINI DALLA GRECIA

 

Rieccomi, con alcune immagini del mio viaggio in Grecia...

Che nostalgia, ora che l'estate sta per finire!

Costa del PeloponnesoTeatro di EpidauroIsola di HydraTaverna grecaSpiaggiaCanale di Corinto


postato da: SilviaZanetto alle ore 16:01 | link | commenti (8)
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mercoledì, 12 agosto 2009

CHIUSO PER FERIE

Cari amici,

starò via un per un po' e voglio lasciarvi, come saluto, alcune belle immagini della settimana trascorsa in montagna lo scorso mese di luglio.Verso le sorgenti del PiaveVerso le Tre CimeSentiero delle trinceeTre Cime di Lavaredo dal rifugio LocatelliSappada-architettura tradizionaleFinestra

E' il momento di preparare lo zaino e ripartire: stavolta la meta è la Grecia.

Come sempre, lascio a casa il computer ma porto l'agenda e la penna per scrivere.

Ci si rivede a Settembre, con nuove fotografie e nuove storie da raccontare!

Compagno di viaggio


postato da: SilviaZanetto alle ore 14:51 | link | commenti (15)
categorie: viaggi, vacanze
domenica, 09 agosto 2009

Un'inutile sera di mezza estate

 

Quel che mi sgomenta è che non riesco ad abbracciarla.

Non mi preoccupano i violenti singhiozzi che scuotono il suo corpo raggomitolato, o le frasi sconnesse che balbetta tra le lacrime: a noi donne piangere fa bene, e se biascicare qualche sproposito può aiutarla a sentirsi meglio, che urli e pianga e dica tutte le idiozie che vuole, io starò qui ad ascoltarla.

Ma sono i gesti con cui inconsapevolmente mi chiude fuori dal suo dolore, la serrata rigidità del suo corpo a spaventarmi: arroccata all’estremità del divano, stringe le ginocchia al petto, si asciuga convulsamente gli occhi con dei kleenex che poi appallottola e getta con rabbia a terra, come proiettili lanciati dalle mura di una fortezza.

 “Te la ricordi la casa sull’albero? Quella nel giardino dei tuoi nonni?” chiede poi all’improvviso, guardandomi finalmente negli occhi. “Se potessimo tornare a rifugiarci là…”.

Eravamo già grandine, quando mio nonno ce l’aveva costruita: due ragazzine sugli undici anni, eppure l’avevamo fortemente voluta.

Il motivo credo di averlo compreso molto dopo, quando l’epoca delle ginocchia sbucciate e delle arrampicate sugli alberi era definitivamente tramontata da un pezzo: era il nostro rifugio dal mondo adulto, le cui regole ci parevano incomprensibili e nel quale volevamo entrare, se proprio era necessario, a modo nostro. Le compagne ci dissero che la casa sull’albero era “una cosa da maschi” e anche le nostre famiglie trovavano bizzarra l’idea, ma per noi era il luogo dove in qualsiasi momento potevamo evadere da una quotidianità noiosa e opprimente per ricreare una realtà nuova, con i propri punti cardinali, dove in un istante potevamo diventare quello che volevamo essere.casa_su_albero

“Perché non si può avere per sempre una casa sull’albero?” chiede lei, china a raccattare i fazzoletti, gli occhi asciutti ma ancora rossi.

“Forse perché siamo diventate grandi”.

“Avevamo giurato di non diventarlo mai”.

“Ci eravamo sbagliate” le rispondo con dolcezza.

“No. E’ adesso che siamo sbagliate. Che io sono sbagliata” mi risponde con una sorta di astio nella voce.

Non ce l’ha con me –mi dico- e tranquilla mi risiedo.

Lei getta i cleenex nel cestino e riprende la sua postazione sul divano, le labbra strette, lo sguardo nel vuoto. Questa sua durezza, che la trattiene al di là di ogni consolazione, m’inquieta più della disperazione di prima.

Lei accende una sigaretta e s’illude di nascondersi dietro le fugaci volute di fumo. Siamo, nella stessa stanza,  infinitamente lontane.

Stavolta non l’aiuterò: non ne sono capace.

Il silenzio è sempre più rovente, in questa inutile sera di mezza estate.


postato da: SilviaZanetto alle ore 10:14 | link | commenti (14)
categorie: donne, racconti, ricordi, amicizia